cinema horror

Recensione - It, Capitolo 2 di Andy Muschietti

Esattamente due anni dopo l’uscita nelle sale del remake di It, già fortunata mini serie tv del 1990, adattamento del seminale romanzo di Stephen King omonimo, il 5 Settembre 2019 è uscito nelle sale italiane It, Capitolo 2. Alla regia c’è sempre Andy Muschietti e torna anche il cast dei giovani protagonisti del primo capitolo, questa volta tramite flashback. Siamo infatti trasportati 27 anni dopo le vicende della prima parte, che tanto successo ha riscosso in giro per il mondo, diventando il più grande incasso di sempre per una pellicola del genere horror.

The_Losers_Club.jpg

Dovrebbe essere un film con diversi divieti questo secondo capitolo, eppure è evidente come la scelta di girare in momenti diversi abbia contribuito a perdere un po’ di quella freschezza e originalità che tanto mi avevano colpito nella prima parte. È un film questo molto più consapevole della propria forza, meno azzardato, molto più paraculo. Complice anche lo spostamento temporale dovuto alla storia stessa, risulta difficile temere per i nostri protagonisti alla stessa maniera in cui lo si faceva per i giovani membri del Club dei Perdenti. Oltre tutto questi ultimi nelle sequenze flashback sono evidentemente troppo cresciuti ora per interpretare lo stesso ruolo di due o tre anni prima, problema al quale si è ovviato con un’impacciata CGI. Cioè, per capirci, non fa poi tanta paura.

it-seconda-stagione.jpg

L’utilizzo eccessivo della computer grafica non rovina soltanto i flashback, ma purtroppo contribuisce a creare un’ulteriore distanza con la messa in scena, cosa che nel primo capitolo non avveniva anche con le creature o i meccanismi horror più fantasiosi. D’altra parte però bisogna anche dire che la difficoltà in questa seconda parte era effettivamente maggiore, proprio per delle scelte derivanti dal libro che seppur trasposte adeguatamente, avrebbero costretto a meno effetti speciali e più digitali.

It Capitolo 2 soffre soprattutto di quella sindrome presente anche nel suo predecessore, ovvero un ritmo strano, meccanico, fondato su tante scene e sequenze a sé stanti, quasi fosse composto da un concatenarsi di tanti trailer. Ma se nella prima parte questo aspetto contribuiva narrativamente a sottolineare la necessità della coesione del gruppo dei ragazzini, con il nuovo cast sembra quasi casuale. È un aspetto questo che nel libro era approfondito ovviamente in maniera diversa, per cui le difficoltà che incontriamo in quanti adulti nel ricordare, o nello spaventarci, erano al centro di tutti i capitoli dedicati ai protagonisti da adulti. Volendo tradurre quello che sto cercando di dire, qui sembra di trovarsi catapultati in uno strano sogno, il quale vissuto con uno sguardo da adulti altro non è che una improvvida indigestione serale. Lo sguardo del fanciullo tuttavia paradossalmente riusciva ad andare più a fondo, creando un’atmosfera magica e spaventosa che ha contribuito al successo del primo capitolo.

Il film è comunque ben diretto, con diversi guizzi e trovate interessanti, ma risulta molto più stanco del precedente. Non aiuta la sua lunga durata, per giunta condita da diverse battute o momenti anticlimatici. Insomma, non riesce mai ad essere come ce lo si poteva aspettare: epico. Chissà se fossero stati girati entrambi i capitoli back to back cosa ne sarebbe venuto fuori. Probabilmente staremmo parlando adesso di un film molto più coeso, originale e vero, onesto, mentre questo è un po’ troppo figlio del successo del primo capitolo.

IT-capitolo-2.jpg

Il casting delle versioni adulte del Club dei Perdenti è eccezionale. Tutti, ma proprio tutti i protagonisti hanno più di un particolare che li lega alle loro controparti bambine e le interpretazioni sono altrettanto convincenti e sentite. In particolare Bill Hader fa un gran lavoro rappresentando Richie Tozier nella sua versione adulta e apparentemente di successo. La chiave di lettura per cui da Dj nel libro qui viene scritto come un famoso stand up comedian è una vera chicca, che insieme alle tante scelte sagaci di adattamento rappresentano alcuni dei maggiori punti di forza dell’intero film. Hader pesca il giusto dall’interpretazione di Finn Wolfhard (di Stranger Things-iana memoria) e costruisce su di essa un personaggio a tutto tondo, al quale vengono affidate non solo delle magnifiche scene, ma anche i contenuti più politici dell’intero film. Bene anche James McAvoy e Jessica Chastein, Bill e Beverly da adulti, ma ancor meglio James Ransone e Jay Ryan, nei panni rispettivamente dell’ipocondriaco Eddie e di un irriconoscibile Ben. Così come per Hader, tutti gli attori sono stati bravi a capitalizzare sulle grandi interpretazioni dei loro piccoli colleghi, onorandole e costruendo su di esse degli adulti su cui sono evidenti le cicatrici di 27 anni prima.

eYvNfnp9AY7PFvw46Xsvcb-1200-80.jpg

E parlando di interpretazioni eccezionali non si può non citare il vero protagonista di entrambi i film, ovvero Pennywise il clown. Bill Skarskard anche stavolta interpreta il ruolo di una vita, riuscendo sapientemente a rappresentare le numerose sfumature del terribile mostro. Lo fa soprattutto sfruttando un minor tempo su schermo rispetto al primo capitolo, un particolare che rende il personaggio stesso meno tangibile e più simile a un’idea che aleggia costantemente su tutta la storia. Questo particolare non è da poco, anzi è uno dei punti di forza dell’opera originale di King e una di quelle caratteristiche difficilmente trasponibili cinematograficamente. Insomma, sia a livello attoriale che per la sceneggiatura stessa è stato fatto un gran bel lavoro.

La costruzione delle scene è molto interessante e stimolante. Questo è il vero punto di forza di questo secondo capitolo, così come lo era del primo. Prese singolarmente ci sono delle sequenze magnifiche (il ritorno a casa di Beverly già presente nel trailer; l’incontro tra il Richie adulto e Pennywise; il ritorno a scuola di Ben da adulto; etc. etc.), ma è un vero peccato che Mushcietti non sia riuscito a condensare il tutto in un film dal ritmo molto più serrato e che facesse delle atmosfere la propria forza. In questo, sebbene solo in parte, risulta ancora migliore il primo capitolo.

Va detta una cosa e non mi stancherò mai di sottolinearlo. Con tutti i suoi difetti, questo film è un qualcosa di prezioso per l’industria. Sia con il primo capitolo che con questo secondo ho assistito a una proiezione con sala tutta esaurita (soprassediamo in questa sede sulla qualità dell’atmosfera generale creatasi). In un’epoca di sempre più piattaforme streaming e in cui al cinema si va solo a seguire le fatiche supereroistiche, che il genere horror riesca ancora a trascinare così tanta gente in sala è una manna dal cielo. Perché non insistere in tale direzione? La Warner, con la sua New Line sembra intenzionata a farlo, e io risponderò sempre presente.

It Capitolo 2 di Andy Muschietti è un film divertente, non privo di difetti, ma che intrattiene alla grande. Se avete letto il capolavoro di Stephen King troverete solo marginalmente le stesse emozioni, ma non la stessa profondità, nonostante la lunga durata della pellicola. Peccato non poter più godere dei “simpatici” scherzetti di Pennywise. Ma chissà, magari tra 27 anni…

Andy-Muschietti-IT-758x396.jpg